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“End SARS”: in Nigeria cresce la protesta contro la polizia

Da settimane in Nigeria si protesta contro la SARS, reparto speciale della polizia accusata di brutalità e violenze. Una protesta che riguarda soprattutto i giovani del paese più popoloso dell’Africa, e che è stata repressa nel sangue negli ultimi giorni.

End police brutality in Nigeria – “Fermate la brutalità della polizia in Nigeria” – è il messaggio con cui il calciatore del Napoli Victor Osimhen ha celebrato sabato scorso il suo primo gol in Italia, emulato in serata dal collega e connazionale del Crotone Calcio Simeon “Simy” Nwankwo. Un messaggio di solidarietà con le migliaia di manifestanti che dallo scorso 7 ottobre stanno protestando nelle principali città della Nigeria contro le forze dell’ordine, e in particolare contro la Special Anti-Robbery Squad (SARS), unità speciale della polizia nigeriana accusata di abuso di potere e violazioni di diritti umani. La violenta escalation di repressione da parte delle autorità ha raggiunto il suo culmine lo scorso 20 ottobre, quando le forze dell’ordine hanno aperto il fuoco sui manifestanti riuniti al casello di Lekki, nello stato di Lagos, a sfidare il coprifuoco indetto dal governatore, Babajide Santo-Olu. Il bilancio dell’attacco – secondo alcuni premeditato, in un’area dove le telecamere di sorveglianza erano state disattivate alcune ore prima – è stato grave. Amnesty International ha parlato di 12 morti e diversi feriti a Lekki e Alausa, mentre il governo ha ammesso di un’unica possibile vittima degli scontri. Negli ultimi due giorni, la situazione è diventata ancora più esplosiva in diverse città. Secondo la stessa organizzazione, sarebbero 56 le vittime dall’inizio delle proteste in tutto il paese.

Le accuse rivolte al corpo speciale di polizia riguardano condotte che vanno avanti almeno dal 2017, anno in cui nacquero i primi movimenti “EndSARS”. La settimana scorsa il presidente nigeriano Muhammadu Buhari avrebbe accolto la richiesta dei manifestanti – la cui composizione è trasversale, organizzata a livello federale e include diverse attiviste femministe – di smantellare la SARS, procedendo a riformare le forze dell’ordine del paese, ma lo scetticismo della piazza ha fatto sì che le manifestazioni proseguissero, prima di essere duramente sedate. 

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Giunte in Italia in barcone, giovani nigeriane costrette a prostituirsi con riti vudù

29 Luglio 2020
La squadra mobile di Venezia ha arrestato due donne coinvolte in un grave giro di prostituzione. Arrivate con i barconi e costrette a prostituirsi con riti vudù, è stata una delle giovani nigeriane a denunciare quel sistema criminale.

venezia prostituzione

Smantellato a Venezia un giro di prostituzione fatto di giovanissime nigeriane minacciate dai loro aguzzini. Due le donne, loro connazionali, arrestate dalla squadra mobile. Un’operazione, questa, coordinata dalla pm Tonini, della direzione distrettuale antimafia, che vede le “maman” (una cinquantenne e una quarantenne) gestire per anni un traffico di ragazze fatte arrivare dalla Nigeria per poi costringerle a vendere il proprio corpo in strada. Altre dieci le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta sul traffico e lo sfruttamento della prostituzione con fulcro a Mestre.

Venezia smantellato giro di prostituzione

Secondo quanto si apprende dalle fonti locali, l’operazione portata a termine dalla squadra mobile di Venezia ha portato alla luce un giro di sfruttamento e violenza (fisica ma anche psicologica) di tante giovani ragazze nigeriane, adescate nel loro Paese con la promessa di un futuro migliore. Arrivate in Italia con i barconi carichi di immigrati, dalla Sicilia le ragazze venivano portate dapprima a Napoli, poi infine a Mestre, con un debito di 25mila euro da ripagare agli aguzzini a seguito della loro “liberazione”.

Un giro che andava avanti dal 2018, e che conta 15 giovani nigeriane di età compresa tra i 18 e i 23 anni. Le ragazze erano costrette perciò a prostituirsi in strada, per somme tra i 30 e i 50 euro, tra le zone di via Piave e via Dante. Sarebbe stata una delle giovani sfruttate a raccontare tutto alle autorità, durante l’ultimo dei controlli effettuati sul territorio.

La nigeriana avrebbe confessato di essere vittima di un sistema criminale e umiliante, che è stato poi verificato dalle forze dell’ordine durante le indagini. Oltre al debito da 25mila euro che pendeva sulla loro testa, le giovani erano costrette a pagare ai loro aguzzini 200 euro a settimana, una cifra che comprendeva sia il posto sul marciapiede che l’alloggio in cui venivano rinchiuse.

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Verona tende la mano alle vittime di tratta e prostituzione

06 feb 2020
Tra le iniziative degli enti locali e quelle di associazioni, si fa strada un nuovo progetto. E sabato la chiesa del triveneto si incontrerà nella città scaligera per una veglia di preghiera e riflessione, guidata dal patriarca di Venezia Moraglia

di Angelo Pangrazio Fonte